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Revoca giudiziaria dell’amministratore.Sent.27 gennaio 2014 Tr.Fermo; Sent.42/14 Corte di Appello Ancona

Il potere di revoca è riconosciuto all’autorità giudiziaria, previo ricorso di ciascun condomino nella situazione preventivata dal comma 4 dell’art. 1131 c.c., se l’amministratore non renda il conto della gestione ovvero in presenza di gravi irregolarità ed ancora, nell’eventualità di una mancata revoca da parte dell’assemblea. Più precisamente, nell’eventualità in cui sia presentata un’istanza di revoca, non è richiesta la preventiva sollecitazione di una manifestazione di volontà dell’assemblea sui motivi di doglianza del condominio, potendo gli istanti rivolgersi direttamente al giudice competente allo scopo. Nell’ipotesi di accoglimento della domanda da parte dell’Autorità giudiziaria, il ricorrente, per le spese legali, dispone di [...]

Reati fiscali.Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 8 aprile – 19 maggio 2014, n. 20485

Il delitto di occultamento della documentazione contabile ha natura di reato permanente, in quanto la condotta penalmente rilevante si protrae sino al momento dell'accertamento fiscale, che coincide con il dies a quo da cui decorre il termine di prescrizione” (Sez. III, 5.12.2012, n. 5974 del 2013, Buonocore, m. 254425; Sez. III, 14.11.2007, n. 3055 del 2008, Allocca, m. 238612); “a differenza della distruzione che realizza un'ipotesi di reato istantaneo, che si consuma al momento della soppressione della documentazione, l'occultamento - che consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori – costituisce un reato permanente che [...]

Reintegrazione nel possesso.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 30 marzo – 19 maggio 2014, n. 10968

La lesione del diritto al pari uso della cosa comune non è integrata dalla semplice sottrazione di una porzione di essa alla possibilità di utilizzo da parte dei comunisti perché la tutela accordata dall'ordinamento concerne il pari utilizzo della res nella sua interezza, secondo la funzione propria del bene. A maggior ragione tale criterio ermeneutico deve trovare applicazione quando si controverta in materia di azione di spoglio o di manutenzione in cui vanno specificamente indicate le attività, prima esercitate od esercitabili sulla res communis che verrebbero compresse o impedite dall'attività immutativa del singolo. Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza [...]

Espropriazione per pubblica utilità.Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 5 marzo – 19 maggio 2014, n. 10952

In tema di espropriazione per pubblica utilità, la cessione volontaria del bene, pattuita tra espropriante ed espropriato in epoca successiva alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dei criteri indennitari di cui alla legge n. 385 del 1980, e nella quale non risultino indicati illegittimi criteri di determinazione del prezzo, costituisce espressione di autonomia negoziale, a norma dell'art. 1322 cod. civ. e, pertanto, non consente al privato né la richiesta di un non configurabile conguaglio né la richiesta di una rideterminazione del prezzo, alla stregua del valore venale del bene, in applicazione del criterio di cui all'art. 39 della legge n. 2359/1865 [...]

Uso pubblico.Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 11 marzo – 30 aprile 2014, n. 2269

E’ irrilevante la circostanza che gli originari atti di provenienza qualifichino la strada come di proprietà privata, atteso che, al fine della sussistenza di un uso pubblico, non è necessaria la proprietà pubblica, essendo sufficiente la costituzione di una servitù di uso pubblico sulla stessa derivante dal protrarsi dell’utilizzo della via da parte di un numero indeterminato di persone da tempo immemore. Con riguardo alla verifica della connotazione di "strada pubblica" di una via del territorio comunale, sono fattori indicativi dell'uso pubblico: la concreta idoneità della strada a soddisfare, anche per il collegamento con la via pubblica, esigenze di interesse [...]

Servitù prediali.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 20 gennaio – 15 maggio 2014, n. 10700

In tema di servitù di passaggio, rientra nel diritto del proprietario del fondo servente l'esercizio della facoltà di apportare modifiche al proprio fondo e di apporvi un cancello per impedire l'accesso ai non aventi diritto, pur se dall'esercizio di tale diritto possano derivare disagi minimi e trascurabili al proprietario del fondo dominante in relazione alle pregresse modalità di transito. Ne consegue che, ove non dimostrato in concreto dal proprietario del fondo dominante, al quale venga consegnata la chiave di apertura del cancello, l'aggravamento o l'ostacolo all'esercizio della servitù, questi non può pretendere l'apposizione del meccanismo di apertura automatico con telecomando [...]

Risarcimento danni.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 4 marzo – 16 maggio 2014, n. 10855

Il potere, attribuito ex art. 1130, n. 4 c.c. all'amministratore condominiale, di compiere atti conservativi dei diritti concernenti l'edificio condominiale unitariamente considerato non può mai estendersi fino al punto da considerare in esso ricompreso anche il potere di proporre azioni risarcitorie di pertinenza dei singoli condomini. La legittimazione dell'amministratore del condominio non può estendersi alla proposizione, senza alcun mandato rappresentativo da parte dei singoli condomini, delle azioni risarcitorie, in forma specifica o per equivalente pecuniario, relative ai danni subiti dai singoli condomini nei rispettivi immobili di proprietà esclusiva. (Cass., Sezione II, n. 22656/2010). Nella fattispecie, infatti, si verte proprio in [...]

Regolamento condominiale.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 7 marzo – 16 maggio 2014, n. 10859

Rientra nelle attribuzioni dell'assemblea di condominio l'intera gestione delle cose e dei servizi comuni, "in modo dinamico", nel senso, cioè, di un loro adattamento nel tempo al fine di una più razionale ed efficiente utilizzazione dei servizi stessi, con eventuale dismissione di alcuni beni comuni, e ciò anche se il servizio sia disciplinato dal regolamento contrattuale. Va aggiunto che hanno natura tipicamente regolamentare le norme riguardanti le modalità di uso della cosa comune e in genere le modalità di uso e funzionamento dei servizi condominiali, avendo natura contrattuale soltanto le disposizioni che incidono nella sfera dei diritti soggettivi e degli [...]

Parti comuni.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 7 marzo – 15 maggio 2014, n. 10606

Se i locali messi in comunicazione appartengono ad entità condominiali distinte e la comunione del muro deriva dall'applicazione delle norme sulla costruzione in aderenza ex art. 874 c.c., le aperture praticate dal condomino nel muro comune, per mettere in collegamento locali di sua proprietà poste nell'edifico condominiale, con altro immobile estraneo al condominio, costituiscono un uso indebito della cosa comune, alterando la destinazione del muro ed incidendo sulla sua funzione di recinzione, potendo, inoltre, dar luogo ad una servitù di passaggio a carico della proprietà condominiale. Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 7 marzo – 15 maggio 2014, n. [...]

Ascensore.Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 12 dicembre 2013 – 16 maggio 2014, n. 10852

In tema di condominio, l'installazione di un ascensore, al fine dell'eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un cortile e di un muro comuni, deve considerarsi indispensabile ai fini dell'accessibilità dell'edificio e della reale abitabilità dell'appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell'art. 1102 cod. civ., senza che, ove siano rispettati i limiti di uso delle cose comuni stabiliti da tale norma, rilevi, la disciplina dettata dall'art. 907 cod. civ. sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, neppure per effetto del richiamo ad essa operato nell'art. 3, comma secondo, della legge 9 [...]